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MARK LOUIK

Senso Etico e Spirituale Dell'Unificatione Europea: Presente e Futuro

[From Orientamento Spirituale dell'Europa. Edizioni KYROMANOS, Thessaloniki, 1997.]


1. Dimensione etica del progetto originario dei Padri fondatori

La strategia stessa di Jean Monnet e Robert Schumann consisteva nel cercare di creare, fra la Francia e la Germania, condizioni di pace duratura dopo tre guerre consecutive. Urgeva porre fine all'antica logica vincitore-vinto-rivincita, logica della violenza. Così, ai tedeschi umiliati, indeboliti economicamente e isolati politicamente(1) i due grandi uomini proposero:

1. di sedersi allo stesso tavolo dei vincitori, da pari a pari. Fu una mano tesa ai vinti, un gesto di riconciliazione la cui dimensione etica, a soli cinque anni dalla fine della guerra, fu percepita chiaramente;

2. di cercare di risolvere insieme i problemi comuni. Fu un'innovazione rivoluzionaria e audace, il cui fine era considerare le cose in funzione di un «Bene Comune», non più dei singoli beni nazionali. Vi fu dunque una sorta di salto etico qualitativo nell'approccio politico dei problemi. Quella stessa urgenza etica che ritroviamo oggi, per esempio, nell'approccio dei problemi ambientali. Eppure, ancora troppo spesso i governi in primo luogo, ma anche i cittadini, dimostrano di non voler compiere quel salto etico, di voler negoziare per la soluzione dei loro problemi nazionali, senza prendere davvero in considerazione il Bene Comune;

3. di unire le industrie carbosiderurgiche, cosa che equivaleva a rendere per sempre impossibili nuove guerre fra i paesi fondatori. All'epoca, infatti, per vincere una guerra le produzioni determinanti erano quelle del carbone e dell'acciaio. Oggi, i settori sensibili sarebbero ben altri, molto più orientati verso l'elettronica, la comunicazione e la conoscenza. Terza scelta etica questa, quanto geopolitica.

Monnet racconta, nel suo libro di memorie, l'incontro con Adenauer del 23 maggio 1950: "Chiaramente non poteva credere che gli proponessimo davvero l'uguaglianza, e il suo atteggiamenta risentiva ancora di anni di negoziati ardui e di ferite all'orgoglio... «Vogliamo stabilire i rapporti tra la Francia e la Germania su una base interamente nuova» gli dissi. «La proposta francese è dunque, nella sua ispirazione, essenzialmente politica. Ha perfino un aspetto per così dire morale... ».

Adenauer mi ascoltava attentamente, poi mi rispose con calore: «... Considero come lei questa impresa nel suo aspetto più alto: essa appartiene all'ordine della morale. È la responsabilità morale che abbiamo verso i nostri popoli, non la responsabilità tecnica che dobbiamo impegnare per realizzare una speranza così grande. L'accoglienza in Germania è stata entusiastica, pertanto non ci lasceremo intralciare da qualche dettaglio. Sono venticinque anni che aspetto iniziativa. Associandoci ad essa, il mio Governo e il mio paese non hanno alcun secondo fine egemonico. Dal 1933 la storia ci ha insegnato quanto siano vane simili preoccupazioni. La Germania sa che la sua sorte è legata alla sorte dell'Europa occidentale»(2).

"Il signor Monnet ribadisce che l'Europa deve portare un contributo allo sviluppo del mondo. Se riuscirà a sradicare dal suo seno le cause della guerra, darà al mondo quell'apporto spirituale che impedisce l'insorgere di rivalità e i confronti fra nazionalismi "(3). Non dimentichiamo che Jean Monnet si professava ateo, mentre Adenauer era cattolico. Ma la spiritualità non è prerogativa dei credenti.

"Adenauer si alzò e mi disse: «Signor Monnet, considero la realizzazione della proposta francese come il compito più importante che mi attende. Se riesco a condurlo a termine, ebbene, penso che non avrò sprecato la mia vita»"(4).

Nel rileggere questi brani si respira l'afflato che siffatti uomini hanno trasmesso ai pionieri dell'Europa. Una visione di ampio respiro, proprio perché comprensiva di una dimensione etica e finanche spirituale.



NOTE

1. I deteschi erano invisi a tutte le cancellerie, dopo la sconfitta.

2. Jean Monnet: Cittadino d'Europa, Rusconi, Milano, 1978, p. 233-234.

3. Tratto dalla relazione sull'incontro del 23.5.1950, trascritta a macchina personalmente da Jean Monnet, p. 7-8.

4. Jean Monnet, Cittadino d'Europa, p. 234

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